a dream is a wish your heart makes
when you're fast asleep
in dreams you lose your heartaches
whatever you wish for, you keep
i sogni più belli sono gli incubi. perché almeno, quando ti svegli e realizzi che era solo un prodotto notturno del tuo inconscio, fai un lungo respiro di sollievo, e le lenzuola, la luce del sole e gli uccellini che cinguettano ti confortano come tante dolci coccole.
i veri sogni invece, quelli che son desideri chiusi in fondo al cuor, nel sonno ci sembran veri e tutto ci parla d'amor, sono terribili. tremendi. raccapriccianti. e questo non lo dico perché voglio fare come al solito la figura di quella acida, cinica, stronza e insensibile. no. è che venerdì mattina un sogno troppo bello mi ha distrutta e gettata nella tristezza più nera per tutta la giornata.
perché quando un sogno è troppo bello (ed è pure verosimile), al risveglio (magari un simpatico bip bip bip di una sveglia, gradevole come un'unghiata su una lavagna), quando realizzi che tutta la stupenda scena era solo un prodotto notturno del tuo inconscio, precipiti in un abisso senza fondo. e così è successo a me. una presammale che non finiva più.
presammale che non si è fermata, anzi è andata crescendo nel corso della giornata e di quelle seguenti, dal momento in cui ho varcato la portiera della station wagon familiare che mi avrebbe portata, a me e a tutta l'allegra combriccola, nel paese natale della sottoscritta e di tutti gli altri componenti del focolare domestico.
che poi "paese" non è, visto che conta più di 50.000 abitanti, ma non fa niente, quel posto è troppo fuori dal mondo, reietto e provinciale per chiamarlo "città".
dopo tre monotone ore di macchina, accompagnate da una colonna sonora così originale da poter vincere il guinness dei primati (ovvero buzzcocks e yann tiersen a rotazione), la sottoscritta approda nella landa desolata di cui sopra, affiancata dalla presammale di cui sopra. solito freddo polare nella casa disabitata dalle vacanze di natale, solita polvere, solito tutto.
solito specchio davanti al mio letto, davanti a cui, saltando sul materasso, la qui presente star internazionale ha in passato tenuto i suoi migliori show, acclamata da un pubblico che solo lei vedeva...
i giorni pasquali trascorrono con flemma e noia, e addirittura la sottoscritta si vede costretta a leggere (due libri in tre giorni, questo sì è un traguardo!) per scacciare la decomposizione cerebrale. come sempre i pranzi durano pomeriggi interi; agnello, salumi, pastiere e cioccolato si tuffano con gioia nello stomaco della scrivente, costretta ad ascoltare sguaiati discorsi sulle elezioni appena passate senza capacità/possibilità/volontà di ribattere alle corbellerie pronunciate.
in particolare, alle corbellerie di zio Masino.
zio Masino (volgare storpiatura del nome tommaso) è il fratello minore di mio padre, e il suo ruolo all'interno della famiglia può essere riassunto in una semplice parola: il Buffone.
eh sì, perché mestiere di zio Masino è allietare i presenti con vere chicche di rozzezza popolare, ed è una vera garanzia per la buona riuscita di pranzi, cene, scampagnate, che senza di lui risulterebbero grigie e piatte. e fin qui tutto bene.
purtroppo però zio Masino si trova attualmente a ricoprire il ruolo della pecora nera, poiché, pur venendo da una famiglia comunista nel sangue, è diventato, per ragioni che non vi sto a dire, un berlusconiano.
un berlusconiano che, durante la cena il giorno di pasqua, è esploso criticando l'attuale sinistra (ah aspettate: era seduto ad un tavolo circondato da fieri elettori rossi), che lui non avrebbe votato perché "ci stanno in mezzo bertinotti, i no global e vladimir luxuria". io purtroppo ero in coma alimentare e non ho avuto la prontezza di rispondergli. però mi sono mangiata le mani a pensare che gli avrei potuto sbrodolare addosso i miliardi di alleanze marce della sua destra, stuprando senza pietà le regole grammaticali e morali vigenti.
passata la pasqua, la pasquetta è stata insopportabile. è stata una lunga attesa. di tornare a casa.
le ore si sono susseguite con insostenibile nervosismo e impazienza.
finché, ore 20.30, sotto una magnifica pioggerellina, l'eroina padrona di questo blog è risalita in macchina. e durante il viaggio, puntuale come un orologio svizzero, c'è stata la solita crisi nervosa, durante la quale ho versato tante lacrime e logicamente mi sono anche soffiata il naso. i miei astutissimi genitori, però, non si sono accorti che stavo piangendo.
pensavano che fossi raffreddata.